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ACAB - All Cops Are Bastards (2012)

febbraio 5, 2012 3 Comments

Trama:★★★★☆ 
Personaggi:★★★★★ 
Dialoghi:★★★★★ 
Musica:★★★★★ 
Fotografia:★★★★★ 
Totale:★★★★¾ 

 

Dopo aver diretto Romanzo Criminale - La serie, definita da Andrea Scanzi “la migliore serie televisiva mai prodotta in Italia”, Stefano Sollima torna alla regia con una difficile pellicola sulle imprese di un nucleo romano del Reparto Mobile della Polizia di Stato, tratta dall’omonimo romanzo di Carlo Bonini, ACAB - All Cops Are Bastards.

I protagonisti sono quattro celerini: Cobra (un immenso Pierfrancesco Favino), Negro (l’eclettico Filippo Nigro), Mazinga (un cinico e intenso Marco Giallini), Carletto (Andrea Sartoretti – già in Romanzo Criminale nella parte di Bufalo) e il nuovo arrivato Spina (un talentuoso Domenico Diele). I “fratelli” portano sempre a termine ogni lavoro, rischiando la vita negli stadi, lungo le strade e ai bordi delle piazze che devono “ripulire” da ultras, extracomunitari, spacciatori e prostitute, ma la violenza che devono esibire per sopravvivere ad una lotta simile, spesso, torna con loro anche a casa. Le loro vite sono stravolte da divorzi, affidamenti, figli che vanno via di casa, sfratti, litigi e incomprensioni, che affrontano reagendo con aggressività, come sanno fare meglio, ma anche con un senso profondo di frustrazione ed esasperazione nei confronti di uno Stato che non fa rispettare i loro diritti. Se non serve ribellarsi o mostrare i denti, forse, si arriva ad un punto in cui l’unica soluzione è farsi giustizia da soli. Ma se ognuno seguisse la strada della vendetta a tutti i costi, resterebbe qualcuno capace di cogliere l’insensatezza della violenza e di trovare una soluzione legale in questo totale imbarbarimento?

Il motto della Celere, e di questa squadra in particolare, sembra essere ancora quello del generale francese Henri de La Rochejaquelein : “Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono vendicatemi”, ma nella pellicola di Sollima ogni agente mostra una diversa faccia della medaglia: c’è chi tenta di ribellarsi e finisce per impazzire, chi cerca di riportare in vita ideali nobili come l’onore e la patria e chi, invece, vuole recuperare, per quanto sia possibile, il proprio nucleo familiare. Dopo gli avvenimenti di cronaca degli ultimi anni (tra cui i “fatti della scuola Diaz” nel 2001, l’omicidio di Filippo Raciti nel 2007, l’uccisione del tifoso Sandri da parte di un poliziotto, i Black Block alla manifestazione a Roma nell’ottobre 2011), le critiche al lavoro svolto dagli agenti della Celere, sono aumentate a dismisura; in questo scenario, il poliziesco di Sollima, che ricorda quelli degli anni Settanta, non si limita ad essere soltanto un compiaciuto omaggio al “machismo di destra che affiora un po’ ovunque” (cit. Escobar su Espresso.Repubblica.it), ma delinea, con uno stile forte, energico e deciso, una realtà che non può essere più rappresentata in maniera completamente soggettiva.

Il taglio del film di Sollima è efficace e diretto proprio perché non riporta soltanto i fatti, ma apre continuamente  le ferite, scava nelle violenze psicologiche subite, senza lasciare nulla in sospeso. Lavorando sulla consueta fotografia ad alta suggestione cromatica (già apprezzata nella serie di Romanzo Criminale), su un montaggio a tratti congestionato e a tratti estremamente introspettivo, e su una colonna sonora (con Police on my back dei Clash o Seven Nation Army dei White Stripes) che plasma ancor meglio le sensazioni decise provocate dalle immagini, il valido regista forgia un’opera che penetra e distrugge, che non lascia nemmeno un attimo di respiro e che provoca un senso di rabbia, come è giusto che sia. Ogni parte ha le sue ragioni, e chi è chiamato a far rispettare la legge, spesso, è costretto anche ad infrangerla, per necessità o per disposizione d’animo. Verrebbe da dire: “Chi non è pronto a morire per la sua fede non è degno di professarla.”come sosteneva Mussolini (cit. Scritti e discorsi), parole che, adesso, potrebbero suonare eccessive, ma pellicole come questa, almeno, ci danno una speranza per continuare a credere in un’immagine del popolo italiano non completamente inquinata dalle ultime vicende storiche e politiche, in una Nazione ancora in possesso di  una sua recondita integrità, radicata nella nostra coscienza culturale, legata alla nostra tradizione storica, al nostro valore e alla missione che, con coraggio, ognuno di noi, può ancora portare avanti per ottenere la sua libertà e per far valere i suoi inoppugnabili diritti.

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3 Commenti → “ACAB – All Cops Are Bastards (2012)”

  1. Masque 3 months ago   Rispondi

    “Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono vendicatemi”

    Quindi, se volessi liberarmi di un’intera armata che segue questo motto, mi basterebbe far indietreggiare uno di loro.
    Lui indietreggia, uno degli altri lo uccide, e qualcuno dei rimanenti lo vendica uccidendo quello dell’armata che aveva ucciso chi ha indietreggiato inizialmente. Ma dato che anche quello che ha ucciso chi ha ucciso l’indietreggiatore è stato ucciso, e seguendo tutti lo stesso motto, anch’esso dev’essere vendicato… e avanti così, fino alla fine dell’armata. :D

    Fortunatamente per loro, la realtà non segue alla lettera la logica, e quindi non ci si deve preoccupare di non fare affermazioni ricorsive che non ammettano uscita, nelle proprie battute da macho. :)

    • Cristina Coccia 3 months ago   Rispondi

      :D Ahahaha si, seguendo la logica, ti saresti liberato di tutta l’armata :)
      Però il machismo riguarda solo alcuni protagonisti del film, che sembrano avere sempre la risposta pronta, non la pellicola nel suo complesso. Bisogna sempre riuscire ad avere una visione d’insieme. La citazione di Henri de La Rochejaquelein fu usata come slogan fascista, non fa esplicitamente parte della sceneggiatura del film, è solo un mio accostamento.

      • Masque 3 months ago   Rispondi

        Prima o poi lo guardo… Sono curioso di vedere se riusciranno ad intenerirmi :D

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